La tua seed phrase è quasi sicuramente su un foglio di carta. Magari chiusa in una cassaforte. Magari sotto un’asse del pavimento. Magari divisa fra tre posti diversi, perché su Reddit qualcuno ha scritto che è così che fa la gente “seria” del mondo cripto. Resta comunque carta. La carta brucia. La carta si bagna. La carta si perde.
Sono anni che lavoro a NFC.cool, un’app per leggere e scrivere tag NFC, e a un certo punto ho iniziato a farmi una domanda che con i pagamenti e le tessere di accesso non c’entra niente: e se il backup non potesse marcire né deteriorarsi, e a chi lo trovasse non sembrasse nulla di che?
Da quella domanda è nato NFC Safe. Cifra qualsiasi testo - seed phrase, password, codici di recupero, qualunque cosa tu debba tenere segreta - su un tag NFC con crittografia AES a 256 bit. Il tag è autosufficiente. Niente cloud. Niente server. Niente account. Per leggere il segreto servono il tag fisico e la passphrase. Senza entrambi, il tag è solo un pezzetto di plastica con sopra qualche carattere senza senso.
Su un punto sono stato irremovibile fin dalla progettazione: i tuoi segreti non devono dipendere dall’esistenza della mia app. Per questo il formato di cifratura è documentato e aperto, decodificatore Python di riferimento incluso. Se un giorno NFC.cool sparisse, i dati resterebbero recuperabili con un lettore NFC qualsiasi e le specifiche alla mano. È una promessa che posso mantenere: le specifiche le ho scritte apposta perché sopravvivessero al software.
Il problema di conservare i segreti
Se mi chiedessi di indicare il punto debole di ogni metodo per custodire segreti che ho visto finora, risponderei senza pensarci: la carta brucia, i connettori USB si ossidano, i servizi cloud vengono violati, gli hardware wallet gestiscono solo le seed phrase delle criptovalute e la memoria dimentica. Ogni opzione cede a modo suo.
Allora ho ragionato al contrario. Il backup ideale dovrebbe essere fisicamente resistente, cifrato, autosufficiente, ridondante e destinato a durare. I tag NFC soddisfano tutti e cinque i requisiti, e all’inizio la cosa ha sorpreso anche me. Non hanno batteria né parti in movimento, e il chip NTAG216 è certificato per oltre 10 anni di conservazione dei dati. Le versioni rivestite di resina epossidica reggono l’acqua, gli urti e decenni di abbandono in un cassetto. Se le differenze fra un chip e l’altro non ti sono ancora chiare, ho messo a confronto pregi e limiti in tipi di tag NFC per iPhone.
Come si usa NFC Safe
NFC Safe si trova dentro NFC.cool Tools, nella sezione NFC Apps. Ho tenuto tutto su una sola schermata, con un selettore in alto: Cifra o Decifra. Se hai già scritto un tag almeno una volta, non troverai niente di spiazzante.
Per cifrare:
Apri Tools → NFC Apps → NFC Safe
Scegli Cifra
Scrivi o incolla il segreto
Imposta una passphrase robusta
Tocca Cifra e avvicina un tag NFC al telefono
Per decifrare:
Stessa schermata, passa a Decifra
Inserisci la passphrase
Avvicina un tag già cifrato e il segreto compare
A livello tecnico succede questo: AES-256-GCM con PBKDF2 (HMAC-SHA-256, 100.000 iterazioni, salt casuale da 16 byte). Il risultato finisce sul tag come record NDEF personalizzato (urn:nfc:ext:crypto). Se preferisci verificarlo di persona invece di credermi sulla parola, le specifiche complete del formato sono su GitHub. E se prima ti incuriosisce vedere com’è fatta una normale scrittura senza cifratura, l’ho spiegata passo passo in come scrivere tag NFC da iPhone.
La strategia della ridondanza
Ecco come lo userei io. Un tag NTAG216 costa più o meno come un caffè, quindi non ha senso fermarsi a uno solo. Comprane una manciata, cifra lo stesso segreto su ciascuno e distribuiscili: il cassetto della scrivania, l’ufficio, la casa di un familiare, una cassetta di sicurezza, un posto che verrebbe in mente solo a te. Preso da solo, senza la passphrase, un tag non vuol dire niente. È la parte del progetto che mi piace di più: è a due fattori per natura, un tag fisico più una passphrase, custoditi in due posti separati, senza che tu debba configurare nulla.
Perché un tag NFC e non una chiavetta USB o una scheda SD
Me lo chiedono spesso: perché non consigliare semplicemente una chiavetta USB o una scheda SD? La risposta sincera è che ne ho viste morire troppe, in modi banali e del tutto evitabili. Un tag NFC aggira tutti questi problemi:
nessun connettore - non c’è niente che si ossidi o si pieghi
nessuna batteria - è passivo, lo alimenta il lettore
nessun filesystem - non c’è niente che si corrompa
nessun driver - qualsiasi smartphone legge l’NFC in modo nativo
piccolo ed economico - grande come una moneta, meno di un dollaro se ne compri diversi
resistente - le versioni in resina epossidica reggono acqua, urti e raggi UV
L’unico limite vero è la capacità: circa 500-700 byte una volta tolto lo spazio che si prende la cifratura. Non è molto, ma basta e avanza per ciò a cui serve davvero, cioè una seed phrase da 24 parole, una password principale o una serie di codici di recupero.
Note sulla sicurezza
Preferisco dirti subito dove sono gli spigoli, invece di lasciarteli scoprire dopo:
La passphrase è tutto. L’AES a 256 bit è inviolabile. Una passphrase debole no. Usa una stringa casuale di almeno 20 caratteri e su questo punto non fare sconti.
Il raggio d’azione dell’NFC è cortissimo (circa 4 cm). Nessuno legge il tag dall’altra parte della stanza: quella distanza minima è un pregio, non un difetto.
Nessuna cancellazione da remoto. Hai perso un tag? Distruggilo fisicamente, bastano un paio di forbici. E comunque, senza la passphrase, quei dati non servono a nessuno.
Nessun recupero della passphrase. Se la dimentichi, i dati sono persi. È una scelta voluta: una via di recupero è anche una via d’attacco. Annota la passphrase da qualche parte, lontano dai tag.
Il quadro d’insieme
Lavorando sull’NFC tutti i giorni, ho visto questi tag diventare in sordina il supporto su cui finiscono le cose che contano. Il Passaporto digitale di prodotto dell’UE elenca l’NFC fra i vettori di dati approvati, subito accanto ai codici QR. Philips li mette nelle testine degli spazzolini. Gli hotel li usano come chiavi delle stanze. Economici, resistenti e leggibili da qualsiasi dispositivo che hai già in tasca: è una combinazione rara, ed è proprio per questo che continuo a trovarci usi nuovi. Se ti interessa la panoramica generale, ho raccolto le basi in tag NFC spiegati: la guida completa per chi comincia.
NFC Safe è il mio tentativo di prendere quella resistenza e aggiungerci l’unica cosa che le mancava: la crittografia. Un backup che dura più della carta, che chi lo trova non può leggere e che costa meno di un caffè. È quello che volevo per me, così l’ho costruito.
Disponibile ora su NFC.cool Tools per iPhone e su Android.